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Muang Ngoi

Muang Ngoi, Laos - 1 febbraio 2009

Il villaggio idilliaco nel quale ho soggiornato per 3 giorni e' Muang Ngoi, nel nord del Laos.
E' adagiato sul fiume, c'e' una sola strada con le locande e le casupole di legno e alcune terrazze che si affacciano sul Nam Ou. Quello che si vede nella foto sopra e' cio' che vedevo seduto al mio tavolino preferito per la cena. Quello che si vede sotto e' cio che vedevo seduto al mio tavolino preferito a pranzo.

A colazione, invece, la via principale del villaggio si popola di tavolini dove si puo' mangiare in compagnia dei locali un ottima zuppa di noodle con verdure (che tuttavia viene offerta anche a pranzo e a cena).

La vita nel villaggio e' regolata dalla luce solare (alle 9 tutti a letto) e dal fiume: nel tardo pomeriggio gli abitanti scendono sulle sponde per lavarsi e fare il bucato. Anche le mie magliette sono state lavate nelle acque del Nam Ou.

Per entrare nella mia guesthouse devo passare attraverso il cancello bombarolo, decorato dai gusci di grosse bombe americane. Mi e' stato spiegato che durante la guerra del Vietnam i bombardieri che non riuscivano a scaricare le bombe sull'obiettivo designato non potevano tornare alla base con quella zavorra e quindi sceglievano qualche zona poco abitata del Laos per liberarsi del peso eccessivo (c'era tuttavia anche una guerra parallela che allora non fu rivelata).

Dal villaggio sono partito piu' volte per trekking indipendenti nella zona, raggiungendo zone impervie, caverne e villaggi sperduti. Per spostarmi sulle rive ho affittato una canoa a motore (con motorista annesso).


Qui sotto c'e' il capannino in mezzo ai campi di riso dove mi fermavo per riposare durante le ore piu' calde della giornata.

E infine due immagini un po' buie ma significative della cerimonia che mi ha coinvolto: le mie mani legate dai lacci spiritici e le due scodelle di sangue di anatra con noccioline e peperoncino, dalle quali ho dovuto attingere (per fortuna c'era lo sticky rice, il riso glutinoso che si mangia con le mani).


Muschio fritto e sangue piccante

Luang Nam Tha, Laos - 29 gennaio 2009

Mi trovo a pochi chilometri dal confine cinese, nell'unica valle raggiunta da un flebile sussulto di internet, ancora quattro giorni per ritornare alla semi civilta'. Per arrivare qui il viaggio e' stato abbastanza avventuruoso. Eravamo in 15 su un furgoncino, che prima ha bucato, poi ha cominciato a perdere i bagagli dal tetto e poi ha ribucato di nuovo. L'autista disperato ha fermato un camion di riso e ci ha fatti caricare tutti nel cassone, in mezzo ai sacchi.

Sono stato per tre giorni in un idilliaco villaggio fluviale circondato da aspre montagne, facendo qualche trekking nei dintorni, vagando in canoa e sperimentando piatti locali.
Tra le casette di bamboo ci sono numerosi gusci di bombe scaricate qui dai B52 durante la guerra del Vietnam, che i local usano per le recinzioni e per comporre inquietanti sculture.

Ieri mi hanno invitato ad una cerimonia propiziatoria il cui scopo e' richiamare i propri spiriti guardiani, che di solito vagano al di fuori del corpo, per ricollegarli alle rispettive virtu' e organi del corpo da proteggere. Di solito le famiglie organizzano queste cerimonie per i cari che partono per qualche viaggio o affrontano un nuovo lavoro, e gli stranieri sono benvenuti, anzi sono ospiti d'onore. Io ero insieme ad un americano di Seattle. In qualita' di ospiti d'onore abbiamo partecipato alla mensa fino al momento in cui gli anziani del gruppo legano ai polsi degli ospiti dei lacci che simboleggiano il legame con lo spirito guardiano, e recitano delle preghiere. Io ho ricevuto 12 lacci, che devo tenere per qualche giorno.
Per terminare la cerimonia e non offendere la famiglia bisogna mangiare tutto, ma proprio tutto. Compreso il dessert finale: due bei piattoni di sangue di anatra pieni di nocccioline e peperoncino. E' stato meno peggio di quanto pensassi. Anche perche' lo stesso pomeriggio avevo provato il muschio di fiume fritto, che e' davvero una prelibatezza.

Mi dia 4 etti di pipistrello, bello fresco mi raccomando

Luang Prabang, Laos - 28 gennaio 2009

I Laotiani hanno la passione per la selvaggina. Si divertono a cacciare e mangiare ogni cosa che si muove, di qualsiasi genere essa sia, evitando la carne da allevamento che costa troppo.
Perche' quindi non farsi delle belle polpettine di pipistrello? Cosi' mi sono fatto un giretto al mercato che si tiene ogni mattina presto davanti alla mia guesthouse e ho potuto notare varie specialita'. I pipistrelli pare che siano una prelibatezza, freschi freschi come nella foto sopra a sinistra (con tutte le ali ovviamente). Ma anche un bel serpente fatto a tocchi (sotto a sinistra), pronto per essere cotto in una zuppa o grigliato con un po' di spezie: pare che sappia di pollo.


Tra le varie amenita' sono numerosi i porcellini d'India e gli scoiattoli, ma anche numerosi uccelli della giungla. Se vi piacciono le rane c'e' un reparto intero: gia' pronte e infilzate nello spiedo oppure ancora vive, se proprio volete essere sicuri della freschezza. Il tutto condito da ottimo muschio di fiume, una specialita' da queste parti, insaporito da succo di lime.

Nelle ciotoline ritratte qui sotto ci sono coleotteri e insettini vari, tutti rigorosamente vivi, da friggere e mangiare come patatine. Nella foto piu' in basso notate l'essere ai piedi delle ragazze. Vi risparmio le immagini dei gatti essiccati al sole.



Lucky rice

Luang Prabang, Laos - 28 gennaio 2009

Qui tutto e' "lucky". Lucky money, lucky food, lucky lucky. La parola "lucky" risuona ovunque. Un altro modo di dire molto diffuso, praticamente in tutta l'Asia del sud est e' "same same but different" (uguale uguale ma diverso), una sorta di innocente contraddizione che molti usano per convincere un cliente della bonta' dei propri prodotti rispetto alla concorrenza, rimanendo pero' sul vago.
E' sicuramente lucky il riso che migliaia di monaci ricevono in dono la mattina presto, verso le 6:30, quando formano lunghissime file che lentamente avanzano dai monasteri verso il centro della cittadella, pronti a ricevere offerte dai fedeli.

In cerca di ispirazione sto scattando qualche foto impressionista.



Strane commistioni

Luang Prabang, Laos - 27 gennaio 2009

Luang Prabang, ecco la ricetta: prendete una cittadella del nord della Francia, e depositatela su una penisola bagnata da due fiume laotiani. Aggiungete elementi architettonici asiatici, legno a profusione e piante tropicali in abbondanza. Condite con una spruzzata di templi e qualche tonnellata di monaci in abito arancione. Riempite la cittadella di tuc tuc e motorini e servite ben calda.


Ah, dimenticavo: la ricetta attira decine di migliaia di turisti e genera miriadi di ristorantini di stampo europeo. Dopo un mese solitario in Birmania sono diventato un po' allergico.... per fortuna pare che gli italiani non esistano. Tra un paio di giorni mi spostero' tra le remote montagne del nord.


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