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"Riso, soriso..."

Yuanyuang, Cina - 13 dicembre 2010

Le terrazze di riso di Yuanyuang: un paesaggio incredibile, un'opera di ingegneria idraulica che ha trasformato l'aspetto di intere montagne del sud dello Yunnan. Ogni valle, da queste parti, offre scorci di questo tipo. In questo periodo i contadini stanno riempiendo le terrazze d'acqua, grazie ad un'estesa rete di ruscelletti che sgorgano ovunque.


Per realizzare questo tipo di coltura Ŕ necessaria una combinazione di diversi fattori: il clima giusto, una grande quantitÓ d'acqua e la composizione adatta della terra, che permette di essere modellata trattenendo l'acqua.


L'ambiente Ŕ umidissimo e mutevole: banchi di nebbia si muovono continuamente modificando il paesaggio in ogni momento. In questi giorni una piogga fine e un clima variabile contribuivano a cambiare la luce della scena in pochi minuti.


Nella foto qui sotto c'Ŕ un bufalo d'acqua, che Ŕ l'unico "strumento" in grado di autare i contadini a lavorare le terrazze: ci hanno provato con varie macchine agricole, ma senza successo. Il bufalo regna. Ma cosa sono quei dischi scuri attaccatti al muro sullo sfondo?

Sono merde di bufalo, raccolte a mano e spiaccicate sul muro ad essiccare: serviranno come combustibile per riscaldamento e per cucinare. Notare le impronte delle mani sulla superficie merdica.

Anche io mi sono servito di una stufamerda, quando in Tibet ho mangiato una zuppa cucinata grazie alle deiezioni degli yak.

Minority Report

Lijiang, Cina - 10 dicembre 2010

Nell'ultima settimana ho vagabondato tra le montagne e i laghi a nord di Kunming alla ricerca delle "minorities", le minoranze etniche che proliferano nello Yunnan. Se il lettore avrÓ pazienza di leggere le poche righe che seguono scoprirÓ quali particolari etnie dai costumi insoliti si nascondono nei villaggi che ho visitato.


Nello Yunnan risiedono la metÓ delle minoranze etniche dell'intera Cina, un numero compreso tra 30 e 50 gruppi caratterizzati ognuno dai propri usi e costumi. L'incredibile varietÓ del panorama umano Ŕ dovuta anche all'estrema diversitÓ geografica: la regione si estende infatti dalle cime himalayane, alte fino a 6000 metri, fino alle foreste tropicali ai confini con Birmania, Laos e Vietnam.


Molti di questi gruppi etnici non hanno "confini", e vivono nei propri villaggi a cavallo delle frontiere nazionali: cosý a sud si incontrano le trib¨ dai "denti neri" che vidi in Birmania, nelle montagne del nord si nascondono villaggi tibetani, e nel sudest le comunitÓ di montagna sconfinano fino nelle foreste del Vietnam. Il panorama etnico Ŕ quindi estremamente ricco.


Tra tutti questi gruppi i Bai e i Naxi costituiscono una maggioranza distinguibile sia dai costumi tradizionali indossati dalle donne, sia dall'architettura tipica delle abitazioni.

Spingendomi pi¨ s¨ sono incappato in un sito straordinario, talmente particolare da attirare milioni di pellegrini da tutta la Cina. E' un luogo a parte, dove le minoranze etniche hanno sviluppato dei costumi e delle usanze che farebbero imbizzarrire un antropologo.

Codesto luogo Ŕ l'antico borgo di Lijiang.

Sono rimasto colpito dall'incredibile architettura dei templi in cui queste minoranze eseguono le loro danze rituali, avvolte dai loro costumi tradizionali, mentre particolari lampade, alimentate da chissÓ quali olii, gettano divini raggi di luce sui membri della comunitÓ.

Sotto, una sciamana della trib¨ sta ricevendo l'illuminazione divina mentre esegue un canto rituale con un particolare corno tradizionale

Lijiang Ŕ ricchissima di templi di questo tipo, ognuno caratterizzato dal suo particolare rituale. Ed Ŕ altrettanto incredibile notare la varietÓ di costumi visibili all'interno della stessa comunitÓ, ognuno caratterizzato dalla sua appropriata manifestazione religiosa: donne, lavoranti, cacciatori e pastori in abiti tradizionali, tutti sono riuniti per celebrare la loro cultura insieme ai pellegrini.

All'esterno dei templi i membri femminili della comunitÓ invitano i fedeli a partecipare ai riti usando antiche torce direzionali

Un pastore della minoranza "Elvis" sta stabilendo un contatto divino in una fase di profonda trance

Un tale coinvolgimento culturale e religioso attira incredibili folle di pellegrini, che partecipano attivamente tramite l'astrazione mentale e fisica, quasi come i dervisci rotanti: per unirsi al divino roteano su se stessi e agitano le loro membra, quasi come posseduti da uno spirito esterno.

Numerosi membri della "trib¨ dagli elmi d'avorio" vigilano sulla folla di pellegrini devoti

Anche qui, come inTibet, l'offerta alle statue delle divinitÓ avviene tramite la deposizione di liquidi alcolici in particolari recipienti

Lijiang Ŕ insomma l'apice della biodiversitÓ etnica dello Yunnan, un luogo che ha saputo mantenere vive le sue tradizioni per offrire al pellegrino cinese la pi¨ autentica esperienza culturale che egli/ella possa mai trovare sul patrio territorio.

Barbie Minority


Qui e lÓ

Lijiang, Cina - 9 dicembre 2010









Dr. Ho

Baisha, Cina - 8 dicembre 2010

Dr. Ho Ŕ una leggenda vivente.
Nato nel 1923 nella sua vita ne ha passate di tutti i colori.
Prima la rivoluzione cinese, poi la malattia, poi la fama.
Oggi Ŕ un medico taoista specializzato in medicina tradizionale.

Da giovane stava quasi per morire, cosý decise di ritirarsi tra i boschi nel nordovest dello Yunnan. Lý si cur˛ da solo usando le erbe delle "Montagne Innevate del Dragone di Giada". A quanto pare guarý, e la sua mistura di erbe medicamentose divenne una sorta di elisir per curare ogni malattia. Ma ci˛ accadde pi¨ di sessant'anni fa.

Dr. Ho parla perfettamente l'inglese. Lo impar˛ da Joseph Rock, un botanico ed esploratore britannico che visse tra queste montagne tra il 1922 e il 1949. Il fatto di conoscere bene l'inglese procur˛ non pochi problemi al Dr. Ho, che fu sospettato di essere una spia, ma se la cav˛ anche in questo caso.

Strumenti di lavoro

Ma leggenda di Ho doveva ancora cominciare: da queste parti Ŕ incappato anche Bruce Chatwin, forse il pi¨ famoso scrittore di viaggi. Nel suo ultimo libro "Cosa ci faccio qui?" parla anche delle sue esperienze di viaggio nello Yunnan. E un giorno, quando scrisse un articolo sul Times, ricord˛ il "Leggendario Dr. Ho delle Montagne Innevate del Dragone di Giada".

Quell'articolo fu la scintilla che fece scattare la curiositÓ di molti viaggiatori da tutto il mondo mondo. E del National Geographic. E della BBC. E di innumerevoli altre pubblicazioni e documentari e associazioni mediche.

Sono andato a trovare il Dr. Ho nella sua piccola "clinica" di Baisha, fondata del 1985, in una casa di legno con giardino. Mi ha accolto come se mi avesse sempre conosciuto e mi ha illustrato il suo studio: la clinica Ŕ nient'altro che uno stanzone pieno di ricordi delle migliaia di pazienti che sono passati di qui e un'altro ambiente con barattoloni ricolmi di misture verdastre. Il quasi novantenne si muove e si piega a raccogliere cose in terra con l'agilitÓ di un bambino.

Lo studio del Dr. Ho

La moglie, un'anziana e rugosa signora in costume tradizionale passeggia tra le verdure che crescono nel giardino. Malgrado la fama, Dr. Ho Ŕ rimasto un ometto umile dai modi sempre gentili. Non ha mai chiesto denaro, ancora oggi accetta solo offerte.

Ho chiesto al Dr. Ho di visitarmi. La visita Ŕ durata 10 secondi.
Mi ha guardato gli occhi, la lingua, il retro del collo e mi ha tastato entrambi i polsi.
Il responso: "Tu stai bene, ma hai problemi con lo stomaco, ti brucia."
Dr. Ho, ci hai preso in pieno. E in genere mi brucia ogni volta che rimetto piede in Italia.

Dr. Ho non usa penne: da bravo calligrafo ha scritto "2 Grams" con un pennello

Mi ha preparato un pacchetto con la polvere magica e ha vergato le istruzioni per assumerla con un pennello intinto nell'inchiostro nero. Poi ha detto in italiano "Miele!", da aggiungere alla pozione calda, dice che quello di casa nostra Ŕ molto buono.
Gli ho chiesto quale dieta seguisse e lui "Mangio di tutto, ma poco."
Poi mi ha consigliato un modo per massaggiarmi la schiena.

Pi¨ tardi sono andato in una locanda a mangiare un piatto di ravioli. Stavo da solo in un giardinetto pieno di pannocchie, circondato da peperoncini messi ad essiccare in terra. Mentre gusto il pranzo vedo dalla strada giungere il Dr. Ho. Arriva al mio tavolo, e dice "Italiano, hai dimenticato questa!" e tira fuori dal suo camice una bottiglietta d'acqua che avevo lasciato nella clinica. Me l'ha pure rabboccata.

Mitico Dr. Ho

Roma-Kunming 1-0

Dali, Cina - 7 dicembre 2010


Sopra: il faccione di Totti in una sala giochi di Kunming. Sulla maglietta c'Ŕ scritto "6 UNICA"

Pi¨ mi allontano dall'Italia e pi¨ il fattore italico assume forme imprevedibili. Oggi mi sono recato nell'ufficio di polizia di una cittadella in riva ad un lago dello Yunnan. Ho sforato il visto di qualche giorno e mi serve riallungarlo per poter attraversare il confine senza problemi.

Il poliziotto, quando vede il mio passaporto, dice:
P: "Ohhhhhh, sei di Roma!"
Max: "Eh sý, la conosci?"
P: "Si si si si si si si! Io sono capitano di una squadra di calcio! La mia squadra ha deciso di usare come divisa le magliette della Roma!"
Max: "Ohhhhhhhh!"

GiÓ mi immagino questa squadretta che gioca in mezzo alle montagne cinesi, vicino ai confini di Birmania e Laos, indossando le magliette giallorosse. E lui, il capitano, che sfoggia la scritta "TOTTI" sulla schiena. Se nel weekend giocano vado a tifare Roma.

Dopo i mondiali del 2006 Ŕ un proliferare di giacche e giubbetti con la scritta "Italia" posizionata in vario modo. Dal Tibet a Shanghai infiniti giovani cinesi ne hanno almeno una.

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