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Vientiane

Vientiane, Laos - 9 febbraio 2009

Vientiane, la citta' del "legno di sandalo": "Vieng" significa "luogo con muri", e "Chang" deriva dal sanscrito "Chandana", da dove deriva anche la nostra parola "Sandalo" (ho copiato dalla guida).

Nel corso dei secoli la citta' ne ha viste di tutti i colori. Prima i Siam, poi i Francesi, poi gli Americani, poi i Sovietici e la Rivoluzione, adesso i Cinesi.
Non c'e' un edificio che assomiglia ad un altro. Sul lungofiume pullulano le palazzine di stile ambiguo, accostate ad alcuni vecchi edifici francesi e nuovi palazzetti cinesi.

Poi ci sono numerosi edifici di stampo sovietico, come lo stile "Burokrat" (sto inventando):

Lo stile "Kosmodrom":

Lo stile "Popular":

Vientiane ha anche il suo arco di trionfo, edificato interamente con una colata di cemento avanzato dai lavori di costruzione dell'aeroporto. I laotiani sono talmente genuini che su uno dei lati dell'arco c'e' scritto piu' o meno: "Apprezzate il nostro sforzo, anche se da vicino sembra un po' un mostro di cemento".

La citta' si affaccia sul fiume Mekong, che divide il Laos dalla Thailandia. Al tramonto, quindi, il sole sparisce dietro gli edifici di un altro stato.

Vang Vieng

Vang Vieng, Laos - 8 febbraio 2009

Vang Vieng e' una localita' rinomata per due motivi: il paesaggio spettacolare e la quantita' di turisti che accorrono per gli sport da spiaggia che si praticano sulle rive del fiume. Allontanandosi solo pochi chilometri dalla bolgia alcolica, alimentata da onnipresenti secchielli di whisky, ci si perde in un dedalo di formazioni carsiche, profonde grotte e foreste impenetrabili.

Rimanendo lungo il fiume si assiste invece allo spettacolo di decine di europei e nordamericani che si lasciano trascinare dalla corrente a cavallo di grosse camere d'aria, talmente ubriachi che non si fermano all'arrivo e bisogna recuperarli a valle. La maggior parte ha lividi giganteschi sul corpo perche' provano a risalire gli argini, ma barcollanti rotolano tra le roccie.

Nella foto sopra, il panorama che si gode al tramonto, sembra quasi un vulcano in eruzione. Sotto invece mi avventuro in una delle numerose grotte (si lo so, sembro Alberto Angela).


Per comprendere la dimensione di alcune cavita' basta notare i due uomini in basso a sinistra, nella foto sopra. Alcune grotte sono molto profonde e spesso nascondono fiumi e laghi sotterranei. Purtroppo non ho immagini di una delle piu' belle: un lungo tunnel pieno d'acqua, cui si accede galleggiando al buio su una camera d'aria: si avanza tramite una corda agganciata lungo le pareti, che e' anche il filo d'Arianna che riporta all'uscita. Poiche' in quel momento ero l'unico umano nelle viscere della montagna, con una sola piccola luce da speleologo in testa, e' stato abbastanza emozionante.

Sotto alcuni scorci della foresta che circonda la formazioni carsiche e nasconde l'accesso alle grotte. Le grandi foglie nella prima immagine sono banani selvatici, molto comuni da queste parti. Le foglie dell'elegante pianta ritratta nella foto successiva sono bordate di nero lucido, come anche i gambi che la sorreggono.


Durante la giornata molti adolescenti praticano la pesca in apnea con dei rudimentali fucili subacquei, portando il pesce ai ristorantini delle rispettive famiglie. Verso il tramonto molte persone tornano alle loro case attraversando il fiume a piedi, molto basso in alcuni punti.


Nelle montagne a nord di Van Vieng si celava una delle piu' grandi basi segrete americane all'estero, dove la CIA addestrava i ribelli per combattere le truppe comuniste dei Pathet Lao. Queste operazioni furono mantenute segrete per molti anni, offuscate dalla guerra del Vietnam che riempiva le prime pagine dei giornali. Quando la base fu abbandonata in fretta e furia molti ribelli furono trasferiti in Thailandia e negli Stati Uniti, ma la gran parte rimase tra le montagne costituendo una minaccia per la sicurezza del nuovo stato. Tutt'oggi parti di quella zona sono off-limits, e pare che alcuni ribelli operino ancora tra la boscaglia. Probabilmente per questo motivo i moderni autobus che attraversano la zona a rischio, come quello che ho preso io, sono dotati di un giovane addetto alla "sicurezza", armato di mitragliatore, che affianca l'autista durante il percorso: a vederlo cosi' in jeans, felpa e mitraglia non incute molta tranquillita'.

In tutti i luoghi frequentati dai turisti ci sono parecchi posti dove si possono lasciare i propri libri gia' letti per alleggerirsi e magari scambiarli con altri. Le librerie praticano spesso il "tasso" di due a uno, cioe' si lasciano due libri usati e se ne sceglie uno tra gli scaffali. Oggi ho scambiato la mia guida della Birmania con una della Cambogia, che forse attraversero' nell'ultima settimana di viaggio. Il bello e' che si tratta di una Lonely Planet "pirata", cioe' una copia fatta pure bene dell'originale, con tanto di inserti patinati a colori. Domani mi trasferisco a Vientiane, la capitale del Laos.

Confin(o)e cinese

Muang Sing, Laos - 4 febbraio 2009

Sono capitato per caso a Muang Sing, a 10km dal confine cinese.
In un momento di noia ho affittato la bici e ho cominciato a correre verso la frontiera, con l'iPod nelle orecchie, attraversando il paesaggio ritratto nella foto sopra, fino ai piedi delle montagne.
Al primo checkpoint una scena felliniana: c'era solo una pergola di legno, un tavolo da biliardo e sopra il tavolo, al posto delle bocce, galline. Null'altro.
Ho proseguito fino al check point ufficiale dove una guardia autoritaria ha alzato la mano per intimarmi di non proseguire oltre. Sopra di lui sventolava la bandiera cinese, legata al palo insieme a quella laotiana.
Mentre aspettavo mi sono accorto che il telefonino captava un segnale cinese. Ho cominciato a scrivere qualche sms e un'altria guardia si e' avvicinata. Pensavo che volesse dirmi di allontanarmi/non usare il telefonino/non scattare fotografie... invece mi ha chiesto "E' un vero Nokia o e' cinese?"

La mattina, prima di prendere l'autobus e tornare a Luang Prabang, sono passato dal mercato, dove la vicinanza di tre confini (cinese, thailandese e birmano) si vede anche nei volti delle persone.



La signora sopra e' intenta a ricavare i noodle (spaghettoni di riso) dal rotolo di pasta: in questo caso si tratta della versione "spessa".


Sull'autobus ho conosciuto un giramondo settantenne di origini peruviane. Parla sei lingue, per un paio di ore ha parlato in inglese di politica, geografia, storia. Poi ha capito che ero di Roma e in perfetto ed elegante italiano ha raccontato le sue peripezie nella capitale: l'ultima volta, nel 2000 a 62 anni, ha dormito nel sacco a pelo sulla spiaggia di Ostia, per risparmiare. Conosceva persino gli interventi di architettura popolare di epoca fascista nel quartiere Pietralata.
Conosce il tedesco e francese perche' da cinquant'anni vive in Svizzera. Mi ha raccontato tutto quello che pensa della politica di Cuba, visto che ha soggiornato alla Habana varie volte.
Lui dice di aver lavorato solamente come un semplice infermiere a Zurigo.
Secondo me, invece, e' stato un agente segreto.

Ora scrivo da Luang Prabang, e' sera e sto preparando la discesa verso sud.

Bamboo e bambi'

Muang Ngoi, Laos - 3 febbraio 2009

Ho gironzolato nei villaggi fluviali intorno a Muang Ngoi cercando di immortalare lo stile di vita senza disturbare le attivita' locali: tutto si svolge con ritmi lenti ma sicuri, come lo scorrere del fiume davanti alle capanne.
Tutte le abitazioni sono costruite con pali di legno e pannelli di bamboo, poggiate spesso su pietre adibite a fondamenta, ma senza essere legate al terreno.

Quati tutte le attivita' si svolgono davanti casa, all'aperto. Il gioco, il lavoro, la pipi', la manutenzione del corpo. Qui sotto e' ritratto il barbiere locale.

Ho visto bambini giocare con i fagiolini, usandoli come biglie per centrare una buchetta scavata nel terreno. Una bambina giocava da sola, ipnotizzata dai fagiolini e incurante della mia presenza.


Le mani qui sopra svolgono una attivita' molto comune tra i lavori "poveri" del Laos: raccogliere l'infiorescenza superiore delle canne (infinite e gratuite) per ripulirla dai semi e ricavarne scopini che si vendono praticamente su tutto il territorio laotiano.

Di seguito una galleria di personaggi locali.




E' difficile fotografare gli uomini perche' di giorno sono sempre impegnati in attivita' che li tengono lontani da casa. I bambini invece sono infiniti, anche 5 per famiglia.



Muschio fritto

Muang Ngoi, Laos - 2 febbraio 2009

Quelle ritratte nell'immagine sono le sfoglie di muschio lasciate essiccare prima di essere mangiate, previa friggitura. La procedura e' semplice e potete attuarla anche a casa vostra.

1 - Andate al fiume sotto casa e prendete il muschio (le alghe).
Fatto?

2 - Disponete le alghe su un tavolino e battetele con uno scopino finche' non si appiattiscono, aggiungete infine semi di sesamo, aglio e fettine di pomodoro

3 - Appendete ad asciugare al sole.

4 - Friggete e servite con birra laotiana.

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