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7 KM

Konglor, Laos - 13 febbraio 2009

Una delle visite piu' interessanti degli ultimi giorni e' stata la grotta di Konglor: nell'immagine sopra e' ritratta l'entrata, illuminata dalla luce naturale, che come dimensioni e' solo una piccola frazione di cio' che e' nascosto piu' avanti.

C'e' un fiume che sparisce dentro la montagna e si addentra per 7 chilometri, sbucando dall'altro lato in una tranquilla laguna. Il tratto e' interamente percorribile in barca, anche se spesso ci sono delle piccole rapide che costringono a scendere con i piedi nell'acqua e trascinare la canoa controcorrente. Operazione che si svolgerebbe tranquillamente all'aperto, ma cio' avveniva in una cavita' buia e talmente vasta che le lucine dei due barcaioli che mi hanno accompagnato non riuscivano ad illuminare il "soffitto".
Dopo l'entrata angusta gli ambienti crescevano vertiginosamente fino a sparire nel buio completo.
La grandiosita' degli interni si notava, dopo un po' di abitudine, per i fantasmi di roccia che nell'oscurita' pendevano dall'alto, a volte molto in alto. In alcuni punti la volta della grotta e' alta 100 mt. Era come passeggiare di notte, con una candela accesa, in una immensa cattedrale gotica allagata, lunga sette chilometri. E c'ero solo io e i barcaioli.

A meta' del percorso si scende su una delle buie rive e si risale il fianco verso una piccola "sala" asciutta ai lati della "navata" principale, che e' stata illuminata grazie ad un finanziamento del governo francese.

On the road

Tha Kaek, Laos - 12 febbraio 2009

Durante gli spostamenti sul motorino cinese ho avuto modo di notare parecchie cose "on the road". Il tranquillo villaggio nella foto sopra, adagiato lungo un fiume, si fa notare per le scintillanti canoe che sfrecciano tra le calme acque. Ma un esame piu' attento della foto in basso rivela qualcosa in piu': vengono chiamate barche-bomba, ma non sono bombe. Si tratta dei serbatoi supplementari degli aerei da guerra che dopo l'esaurimento del carburante venivano sganciati dove capitava.
Quelli in condizioni migliori sono stati riciclati per essere utilizzati con scopi piu' pacifici.

Per la legge del contrappasso, dopo l'autobus di Barbie, sono capitato su un autobus abbastanza lurido e scricchiolante, anche se dalla foto sembra quasi accettabile. Ci sono stato almeno 7 ore, ma ormai tutto cio' che dura meno di 10 ore non mi spaventa e alla fine il tempo passa.

Tuttavia, durante una fermata ad una stazioncina mi sono reso conto che mi e' andata bene: potevo capitare su un raro esemplare di bus ligneo, con sedili originali fatti di tavole e con aria condizionata naturale. La scritta 40P significa 40 persone a bordo: limite che in genere viene quasi raddoppiato, poiche' non bisogna dimenticare che c'e' anche tutto il tetto per alloggiare mercanzie, animali e umani.

Ad ogni stazione l'autobus viene preso d'assalto da donne che vendono cibo. Nella foto si notano, in particolare, degli spiedini di uova sode e alcuni polli, o parti di essi, alla brace. L'offerta cambia a seconda della zona del paese: a nord veniva offerto lo sticky rice, il riso glutinoso che si mangia con le mani, avvolto in foglie di bamboo in modo da farlo sembrare un candelotto di dinamite: le due estremita' del cilindro vengono poi coperte di farina di cocco. Tutto questo cibo pero' viene sprecato: i laotiani sembrano geneticamente non predisposti ai viaggi su strada e stanno continuamente male, anche su strade diritte e a velocita' medie di 50 km orari.

Big Babol

Tha Kaek, Laos - 11 febbraio 2009

Voglio rendere i lettori partecipi dell'esperienza gommosa che ho vissuto oggi, dopo aver viaggiato sull'autobus piu' kitsch della storia. E' un modernissmo bus a due piani, arredato in stile Barbie, con interni di pelle rosa e fucsia, televisione che spara karaoke continuamente e varie amenita' a bordo.
Cio' che non posso trasmettere con le foto e' l'odore di fragola che permeava gli interni, sembrava di stare in un pacchetto di Big Babol. Nella foto sopra la sala al piano inferiore.

Eravamo solo in cinque, quindi mi sono posizionato al piano superiore, davanti al finestrone frontale, reclinando completamente i sedili a guisa di lettone. Mi aspettavo che da qualche parte ci fosse anche una grande vasca con le bolle di sapone ma non l'ho trovata....

Nelle foto sotto la sala al piano superiore, vista frontale e vista posteriore. Tripudio di tendine e finta pelle fucsia.

E qui il bus visto dall'esterno. Non passa di certo inosservato, specie quando attraversa polverosi villaggi di bambu'.

Adesso sono a Tha Kaek, nella regione centrale del Laos. Domani cominciero' un giro tra le montagne al confine con il Vietnam, e per tre giorni non ci saranno aggiornamenti.

Kaysone

Vientiane, Laos - 11 febbraio 2009

No, non sono diventato il nuovo presidente del Laos.
Pero' oggi ho visitato la piccola casa dove abito' Kaysone Phomvihane, il presidente morto nel 1992 che guido' la rivoluzione laotiana, e qui e' considerato un eroe nazionale. Il Laos e' forse l'ultimo paese a considerarsi fermamente "comunista", e le bandiere con la falce e il martello sventolano un po' ovunque.
Nel Museo della Rivoluzione, che espone praticamente solo foto e dati, le diciture scritte a mano hanno questo tono: "Prigione dove gli imperialisti americani e i loro fantocci hanno rinchiuso i nostri leader.". Tutto questo ardore rivoluzionario pero' sembra essere solo sulla carta: i laotiani, infatti, che si autodefiniscono "pigri", non sembrano essere minimamente interessati o influenzati dalla situazione politica.

Nella foto sopra sono seduto nella piccola sala delle udienze a firmare il libro degli "ospiti".

Sopra il blocco dei biglietti di ingresso alla casa. La costruzione e' molto piccola, e faceva parte delle residenze dei militari di una caserma americana. Dopo il 1975 e' entrata in possesso del nuovo governo rivoluzionario laotiano e l'arredamento e' rimasto quello dell'epoca, con evidenti aggiunte anni '80.
Sotto il salotto presidenziale con moquette verde a pelo lungo.

Gli elettrodomestici hanno 30 anni, i condizionatori ancora funzionano e sono stati accesi apposta per la mia visita, annunciata all'ingresso della caserma da una guardia che ha sguinzagliato alcune domestiche per arieggiare gli ambienti.
Nell'immagine sotto il frigorifero presidenziale su linoleum originale.

Cosa c'e' di meglio di concludere la giornata leggendo uno dei 55 volumi della monumentale biografia di Lenin?

E infine le sacre infradito del presidente, con il rivoluzionario tappetino di accesso al bagno.

Centro Comercial

Vientiane, Laos - 10 febbraio 2009

Sono stato a visitare il centro commerciale di Vientiane, che nel suo aspetto attuale durera' forse ancora poco, visto che stanno tentando di costruirne uno di stampo occidentale.
L'inquietante manichino della foto sopra si sposa bene con la austera manichina in basso, e con le piccole e psicotiche testine reggi parrucche.


I negozi di scarpe sono numerosi e i modelli abbondano: l'unico problema e' ruscire a trovare la scarpa sinistra dopo essere entrati in possesso della destra.

Come in altri paesi che ho visitato non sembra esistere il diritto d'autore. Tutti i negozi di cd e video vendono esclusivamente materiale piratato. Nella foto sotto la commessa non si vede perche' e' china a terra a tagliare le copertine appena stampate con il computer.

Il reparto gioielleria sembra un po' il bazar di Istambul, mentre, piu' in basso, nella sezione "Troni" i televisori si alternano a tempietti buddhisti.

I commessi non sono assolutamente insistenti.

Infine, due parrucchieri per signore, si puo' scegliere l'acconciatura in base ai chiari modelli appesi alle pareti.


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