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Mercato

Phnom Penh, Cambogia - 19 febbraio 2009

L'astronave di cemento atterrata al centro di Phnom Penh e' il grandioso Mercato Centrale. Lo spazio sotto la cupola e' quello ''nobile'', ed e' occupato dai banchi di gioielleria, bigiotteria ed orologi.

Molte persone che lavorano qui portano la mascherina. Sembra essere una ossessione dei cambogiani, impauriti da smog e polvere. Per strada molte persone a bordo di motorini indossano una mascherina, e anche chi lavora al chiuso adotta spesso tali precauzioni.

Tuttavia qui potrebbe esserci un altro motivo: immediatamente accanto alle gioiellerie c'e' il pittoresco reparto carni, con i suoi olezzi, i rumori, le esalazioni degli intrugli di pesce e l'odore degli scarti.



Uno degli zamponi ritratti sopra e' ancora vivo ed e' umano.
Mi sono divertito a fotografare le commesse annoiate dei negozi di bigiotteria.



La vincitrice e' ritratta qui sotto: dopo una giornata tra le carni ha steso le sue membra sul bancone e abbraccia serena una tanica vuota.

Khmer Rossi

Phnom Penh, Cambogia - 19 febbraio 2009

Proprio in questi giorni, esattamente trent'anni fa, l'esercito del Vietnam penetrava a Phnom Penh e poneva fine alle atrocita' del regime di Pol Pot e dei Khmer Rossi. Sono molti i motivi per cui, allora, si sapeva poco di cosa stava succedendo in Cambogia.

Oggi inizia il processo ad uno dei maggiori responsabili dei crimini contro l'umanita' commessi tra il 1975 e il 1979.

L'intento del regime dei Khmer Rossi era quello di creare un paese ex-novo basato su un sistema regolato da una economia agricola incentrata sulla produzione in massa di riso. Fu abolito e vietato tutto: le comunicazioni, la religione, l'istruzione, la stampa, la proprieta', ogni cosa. Furono abolite persino le citta': non dovevano esistere, l'unico modello da seguire era il villaggio rurale. Phnom Penh fu totalmente evacuata senza che alle persone fosse detto dove andare.

Chiunque si opponeva veniva torturato e ucciso. Venivano torturati e uccisi uomini, donne e anziani perche' bisognava creare un popolo giovane senza memoria del passato. Ma anche migliaia di bambini furono liquidati perche' inutili.

A Phnom Penh c'era il quartier generale dei torturatori, la prigione S-21 ricavata in un ex liceo, e ritratta qui sopra. Quando i vietnamiti arrivarono a Phnom Penh trovarono gli spazi della prigione pieni di letti ai quali erano stati legati uomini, torturati e uccisi poche ore prima. La prigione e' rimasta tale e quale come fu trovata nel 1979. Nelle stanze sono esposte le foto dei cadaveri sui letti scattate dell'esercito vietnamita.


Tra il 1975 e il 1979 morirono di stenti o uccise dai Khmer Rossi quasi 2 milioni di persone, su 9 milioni di cambogiani. Quelle torturate nelle prigioni S-21, come quella che ho visitato, venivano meticolosamente fotografate prima e dopo la tortura.



Quando ormai le persone erano in fin di vita per le crudelta' subite venivano trasportate ad un campo di concentramento a 20km da Phnom Penh, dove venivano liquidate. I Khmer preferivano non sprecare le pallottole, quindi adottarono terribili metodi alternativi per uccidere le persone. Molte venivano cosparse con il DDT e sepolte vive insieme agli altri cadaveri. Altre venivano sbattute sugli alberi, mentre grandi altoparlanti emettevano musica ad alto volume per coprire le grida. Alcuni quadri creati con l'aiuto di testimoni mostrano i vari metodi adottati. I bambini, piu' maneggevoli, subivano spesso i trattamenti peggiori. Il quadro qui sotto non ha bisogno di commenti.

Un cartello posto nel campo di concentramento sottolinea che i metodi di sterminio usati dai Khmer Rossi sono stati addirittura peggiori di quelli nazisti, e il numero delle vittime, seppur minore, e' stato enorme se comparato al totale della popolazione. Mentre tutto cio' succedeva, solamente trent'anni fa, il resto del mondo sembrava ignorare la verita'.

Nel campo sono ancora visibili le fosse comuni ritrovate negli anni '80, che contenevano decine di migliaia di cadaveri. La maggior parte sono ancora sepolte e camminando per i sentieri capita di scorgere, a volte, ossa umane tra le foglie.


E' stato eretto sul posto un monumento commemorativo costituito da una torre trasparente contenente migliaia di teschi ritrovati nelle fosse comuni.

L'attuale governo sta cercando di far conoscere il piu' possibile le atrocita' commesse durante il passato regime e proprio in questi giorni sono stati appesi nelle strade e nei negozi dei manifesti che invitano la popolazione a seguire il processo sui giornali, alla radio e alla tv.

Fisica cambogiana

Phnom Penh, Cambogia - 18 febbraio 2009

Phnom Penh e' una grande citta' in riva al Mekong, vivace e divertente, piena di motorini cinesi: costano 500$ nuovi e sembrano indistruttibili. Cio' che differenzia i centauri cambogiani dai loro cugini europei e' la modalita' di guida e di "carico" del mezzo. Mi sono fermato una mezzoretta ad un incrocio sul lungofiume e ho fotografato quello che ho visto, ordinando le foto per numero dei passeggeri.
Cominciamo dalle basi.

Uno. E' il numero minimo di passeggeri. Senza il fantino il motorino da solo non va lontano.
Pero' e' stato difficile riuscire a fotografare una sola persona sul motorino, non e' il numero standard: si noti infatti quanto spazio la fanciulla ha lasciato sul sellino, probabilmente per accogliere altri passeggeri.

Due. Ecco questo e' un numero piu' naturale, piu' da motorino. Lo spazio sul sellino e' perfetto, e si possono portare tranquillamente anche le borse della spesa.

Tre. La geometria non e' un reato. La maggior parte dei motorini a Phnom Penh hanno tre passeggeri, e le configurazioni a tre sono le piu' varie. La piu' comune e' il sandwich formato dai genitori con il bambino in mezzo. Vado avanti?

Quattro. Ecco qui cominciamo a sfidare le forze della fisica e della meccanica cinese. Ma non mi sembra che le passeggere siano preoccupate, anzi. C'e' solo un problema ergonomico con la fanciulla piu' arretrata, pero' almeno si e' messa la mascherina, lei e' piu' vicina allo scarico.... Non e' mica finita qui.

Cinque. Qui la fisica atomica implica una riduzione della massa dei passeggeri, quindi abbiamo una splendida configurazione a Big Mac, con i due genitori al posto delle fette di sandwich e i tre bambini impilati come gli hamburger (appena tornati da scuola, si noti la divisa e i gli zaini che il papa' porta appesi al manubrio).

Per ora mi fermo qui. In realta' esiste una geniale soluzione tutta cambogiana per trasportare con un motorino cinese anche 7 o 8 persone, ma creo un po'di suspence e non la rivelo ora.

4000 Isole

Si Phan Don, Laos - 16 febbraio 2009

Sono arrivato nel punto piu' meridionale del Laos, a Si Phan Don, dove il Mekong si prepara al grande delta che dopo aver attraversato la Cambogia sfociera' in Vietnam, terminando il lungo percorso cominciato in Cina.
Il viaggio e' stato abbastanza avventuroso, il mezzo che mi portava si e' rotto e sono salito sul cassone di un camion che trasportava damigiane d'acqua, fino alla riva del fiume che abbiamo attraversato sopra uno zatterone. Poi insieme a due inglesi abbiamo fermato un pick-up che ci ha trasportati, sempre nel cassone, lungo l'ultimo tratto di strada.

Qui il Mekong e' largo fino a 15 chilometri, ma il letto del fiume e' punteggiato da centinaia di isole. Le piu' grandi sono abitate, ma durante la stagione secca, cioe' adesso, le acque si ritirano lasciando emergere migliaia di isolotti e scogli, per questo motivo il luogo prende anche il nome di "Four Thousand Island", cioe' "Quattromila Isole".


Ora mi trovo in nell'isola di Don Det, separata da quella di Don Khon da uno stretto canale orlato di palme. Sembrerebbe un paradiso tropicale dove passare giornate senza fare niente (in effetti non c'e praticamente quasi niente da fare), ma cio' che le foto non trasmettono e' il clima torrido e umido. Gia' alle 8 di mattina si gronda di sudore, anche stando fermi all'ombra, e una leggera brezza non porta alcun sollievo. Bisogna solo resistere fino al tramonto, quando ritorna il fresco insieme alla corrente elettrica per accendere i ventilatori.

Dormo in un bungalow che definire spartano e' un eufemismo. E' affacciato proprio sul fiume e c'e' una bella verandina privata con l'amaca, dove mi riposo durante le ore piu' calde.
Il soffitto sopra il letto e' la base di sei gechi che quando accendo la luce di sera si piazzano davanti alla lampadina per mangiare le farfalle e le zanzare. La finestra non ha il vetro, quindi l'unico schermo contro i volatili e' la zanzariera del letto. Al bagno c'e' la doccia e un secchio e un buco nel pavimento. Pero' ci sono ben due specchi, uno interno e uno in veranda.
Ogni tanto qualche mini-ranocchio salta su e giu' per il pavimento.



Si' lo so, stavo solo facendo finta di dormire.

Oggi e' l'ultimo giorno in Laos.
Domani attraversero' la frontiera, che si trova dietro l'angolo, e prendero' un autobus verso Phnom Penh, la capitale della Cambogia.

Polvere rossa

Tha Kaek, Laos - 14 febbraio 2009

Ho passato gli ultimi tre giorni in mezzo alle campagne a bordo di un motorino cinese.
C'e' un percorso di 500 chilometri che si snoda tra riserve naturali e montagne e corre lungo il confine del Vietnam: quasi meta' del percorso e' fatto di strade sterrate, ma sembra che il bolide cinese non ne risenta affatto.
Per affrontare il percorso ho preparato una piccola borsa con l'essenziale e ho lasciato la valigia alla guesthouse che mi ha affittato il mezzo. Ci sono anche altre persone che compiono lo stesso tragitto ma la distanza e' talmente lunga che non ho incontrato nessuno. Cosa avrei fatto se si fosse rotto il motorino? Avrei aspettato i pick-up che riportano i lavoratori delle risaie a casa per farmi trasportare al prossimo villaggio.



Nelle foto sopra alcuni paesaggi sperduti che ho attraversato durante il percorso, mentre il cartello indica il bivio per andare in Vietnam.
Dopo la prima giornata di strade sterrate ero ricoperto di polvere rossa.
Ad aspettarmi non c'era una guesthouse con doccia calda, ma una capanna di bamboo con una secchio d'acqua e un mestolo, affittata da una famiglia che non parlava una parola di inglese. Alle 7 della sera, ormai buio, ho visto la televisione con loro sotto la pergola che fungeva da salotto, ristorante, bottega e casa. Alla tv davano un film thailandese anni '70.

Il paesaggio cambia piu' volte: si passa dalle risaie ad una grande foresta allagata fino alle creste frastagliate delle montagne di calcare.



La formazione rocciosa nell'immagine sotto mi ha subito ricordato la Devil's Tower nel Wyoming, che appare nel film "Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo" sovrastata dall'astronave aliena (foto in basso)


Dopo i primi due giorni sfiancanti, pero', sono andato diritto verso l'unico "auberge" della zona, dove ho preso una camera vera, con bagno e veranda e camerieri saltellanti con brocche di the di fine porcellana cinese, in una elegante costruzione di legno affacciata sul fiume. Lusso che qui ci si puo' concedere con 20 euro.


Ora mi sono trasferito a sud, nei pressi dell'arcipelago fluviale di Si Phan Don, lungo il confine Cambogiano. Tra un paio di giorni attraversero' la frontiera.

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