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Pesanti legnate

Yazd, Iran - 15 settembre 2010

Sono stato in una palestra di Yazd, ricavata in una cisterna per l'acqua, e sormontata da una cupola raffreddata con le torri del vento. In realtà la cisterna sta sotto il pavimento della palestra, ed è un ambiente enorme e fa paura vederlo dagli oblò posizionati lungo il perimetro.

La caratteristica della palestra è l'assenza di attrezzature moderne. Gli atleti utilizzano degli enormi birilloni di legno pesante al posto dei normali manubri, che vengono fatti roteare intorno alle spalle in un movimento che, se lo facessi io, significherebbe la slogatura immediata dell'articolazione.

Tutti indossano un costume tradizionale, e gli esercizi sono scanditi da un apposito personaggio, seduto su un piccolo palco, incaricato di suonare un tamburo con ritmo martellante.


Alla fine, dopo un paio di visite, sono diventato amico del "portiere" della palestra, che mi ha presentato tutti gli atleti, compresi i bambini che cominciano già da piccoli a sollevare pesi. Mi ha fatto provare pure un attrezzo infernale costituito da una catena piena di anelli di ferro da scuotere sopra la testa, per rinforzare le spalle.

Anche in palestra, prima e dopo gli allenamenti, si prega: un angolino è stato apprositamente attrezzato con frasi del Corano e una dotazione di pietre da porre sul tappeto in direzione della Mecca.

On the road

Yazd, Iran - 14 settembre 2010

Foto sparse, prese durante il cammino.










E infine, autoritratto in cucina decadente.

Persepolis

Shiraz, Iran - 13 settembre 2010

Ho visitato le roventi rovine di Persepolis, orgoglio iraniano: è uno dei complessi archeologici più importanti del vicino oriente, anche se non vastissimo. Sul portale d'entrata sono incisi i nomi degli esploratori che a cavallo tra '800 e '900 hanno visitato il sito, quando probabilmente era solo un'area abbandonata nel deserto (a proposito, da grande voglio fare l'esploratore).


I rampolli della dinastia degli Achemenidi non sono durati tanto: quando uno di loro ha catturato il figlio di una regina nemica lasciando astutamente delle otri di vino vicino al suo accampamento militare, questa ha mandato un corriere con un messaggio che più o meno diceva così: "Caro, hai ingannato i miei uomini col frutto della vite, restituisci mio figlio o ti sazierò di sangue...". Lo sciagurato non ha restituito il figlio, anzi lo ha ucciso. La regina evidentemente innervosita ha messo insieme un esercito gigante, lo ha catturato, decapitato e ha immerso la sua testa in un'anfora piena di sangue. "Te l'avevo detto". A quanto pare non sono mai stati tranquilli da queste parti.

Ora, miei cari lettori, non accusatemi di consumo di droghe, ma a me il basamento di questa colonna ricorda una scena del Crazy Horse di Parigi (o forse del Mouline Rouge?).

Fuori dal recinto di Persepolis sostano queste carrozzelle colorate, in un luogo e davanti ad un paesaggio totalmente disconesso dal loro aspetto festoso.

E infine un inspiegabile mistero archeologico: il personaggio alla destra del bassorilievo sta intervistando il re, e io sono sicuro che quello che ha in mano è un microfono.

Persiane oscurate

Esfahan, Iran - 12 settembre 2010

Appena entrato in Iran ho subito notato una differenza fondamentale rispetto alla vicina Turchia: le donne sono tutte coperte, e bene. C'è un controllo reciproco affinchè solo il viso sia visibile, niente capelli o altre parti del corpo. In alcuni casi il chador è sostituito dal burqa che copre proprio tutto e lascia intravedere solo gli occhi. Nella regione del Golfo Persico sono comuni i burqa bandari, che integrano la copertura con una mascherina rigida.
Se una donna, più probabilmente una ragazza, lascia intravedere troppo cuoio capelluto viene ripresa da un poliziotto, o peggio da qualche anziana che ha anche la facoltà di togliersi una scarpa e percuotere la screanzata.

Sui mezzi pubblici c'è un controllo rigidissimo della promiscuità sessuale. Negli autobus cittadini le donne siedono rigorosamente dietro, separate da una barriera, e utilizzano una porta diversa da quella degli uomini. Sono salito su autobus vuoti e con posti liberi nel lato maschile ma pieni e affollati nella parte femminile, ricolma di donne col chador nero.

Nella metropolitana di Teheran ci si può mescolare, ma in cima al treno c'è il vagone riservato alle donne, e alla fine quasi tutte vanno lì. Un giorno scendendo le scale di corsa con lo zaino ho puntato per sbaglio il vagone femminile, e l'inerzia del mio bagaglio mi ha permesso di bloccarmi solo sull'orlo del gineceo... causando il panico. Per fortuna che da straniero ho una attenuante.

Nei taxi collettivi e sugli autobus a lunga percorrenza bisogna sempre fare in modo che la donna non sieda vicino ad uno sconosciuto. Quando scelgo il mio posto sulla corriera, infatti, sono quasi sicuro che prima della partenza dovrò cambiarlo due o tre volte finchè lo schema enigmistico non sia completato.

Ovviamente l'obbligo di oscurare qualsiasi parte del corpo che non sia il viso va esteso ad ogni forma di comunicazione dell'immagine femminile: non esiste un giornale, una rivista, una copertina di un cd, un telegiornale, una telenovela o un film al cinema che mostri donne in abbigliamento occidentale. Quindi è praticamente bandito qualsiasi film o documentario che provenga dall'estero. Ho dovuto modificare la copertina di un libro che mi portavo in autobus: c'era una donna con le spalle scoperte, e per evitare commenti ho nascosto le vergogne con un chador acrilico.

Comunque, la maggior parte delle ragazze sono abilissime a comunicare la loro "curiosità" con gli occhi, scrutano attentamente e spesso non distolgono lo sguardo. A volte si spingono fino ad un timido "hello", al quale non può seguire una risposta, a meno che non siano in compagnia di altre amiche: ho visto poliziotti e uomini qualsiasi intervenire ogni qual volta c'era una casuale interazione tra una donna sola ed uno sconosciuto.

Curiosità persiane

Esfahan, Iran - 11 settembre 2010


Appena arrivato nella prima guesthouse ho notato che ogni camera è dotata di almeno una pietra circolare o romboidale con scritte arabe, senza capire a cosa servisse. Poi, andando in una moschea, ho scoperto che sono utilizzate per pregare, e vengono poste davanti al fedele, in direzione della Mecca.


Le macchine più comuni in Iran sono delle vecchissime Paykan, alcune con più di quarant'anni alle spalle. Poichè inquinano parecchio il governo ha chiuso la fabbrica delle utilitarie sperando che il popolo cominciasse a cambiare il parco macchine, che invece è rimasto lo stesso: non c'è nessun motivo di cambiare un autoveicolo che consuma tanto, quando il carburante è quasi regalato... Reggetevi forte: la benzina è razionata e costa 10 centesimi al litro fino a tre litri al giorno, altrimenti 40 centesimi. Il diesel è illimitato e costa 2 centesimi al litro, cioè dieci volte di meno di una bottiglia d'acqua confezionata. Ho verificato che gli autobus al capolinea non vengono spenti mai, liberi di tenere il motore caldo e l'interno freddo. Ma anche a condizionatori d'aria gli iraniani non scherzano: solo qui ho visto quelli per esterni, degli enormi cubi posti in mezzo ai giardini e nei cortili delle moschee, talmente potenti da creare una bolla d'aria fresca tutt'intorno.


Gli iraniani riescono a fare picnic nei luoghi più impensabili, sui marciapiedi, al lato della strada, in mezzo agli spartitraffico, nelle stazioni di servizio e dovunque ci sia un quadrato di terreno piatto...


La parte più pulita dei corpi persiani sono i piedi. Vengono continuamente e accuratamente lavati nelle moschee, dove ci sono apposite fontane. In mancanza di queste i lavandini delle stazioni di servizio hanno la stessa funzione.


I vegetariani sono spacciati: si mangia solo carne. Se qualcuno (straniero) chiede un piatto composto esclusivamente da verdure il cuoco iraniano pensa che il poraccio vuole risparmiare. Allora realizza il piatto richiesto, lo porta al tavolo e poi ci butta dentro qualche pezzo di carne, dicendo "questa è gratis!". Nell'immagine è mostrata una fase della realizzazione di spiedini di carne macinata, spiaccicata intorno ad una sorta di spada e posta direttamente sulla brace.


Spesso gli uomini iraniani si tengono per mano quando passeggiano: a noi occidentali sembra un atteggiamento gaio, ma qui è considerato segno di amicizia. In compenso gli omosessuali rischiano pene capitali.

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